Neurochirurgo

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Dr. Caputi

Pazienti operati di torcicollo

Video: due casi clinici L’uomo è un signore straniero di media età. All’epoca faceva il cameriere in Veneto. soffriva di torcicollo da molti anni e aveva tentato senza successo varie terapie conservative, comprese la tossina botulinica. Qui è ripreso prima e dopo l’ intervento. Attualmente sta bene e fa l’allenatore di calcio. La donna è una giovane signora toscana titolare di un’agenzia di viaggi. Soffriva di torcicollo da molto tempo, ed era stata trattata in vario modo senza successo. Il video la mostra prima e dopo l’intervento. A distanza di sei anni sta bene ed è soddisfatta del risultato. Nessuno dei due assume terapia medica.

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Paziente operata di meningioma olfattorio

Relazione di dimissione relativa alla paziente “OMISSIS”, di anni 54, ricoverata dal 14 febbraio al 3 marzo ’04. Ospedale S. Filippo Neri – Roma Tel. 33062353 Roma, 13 marzo ’04 La paziente si è ricoverata nel nostro reparto per un meningioma del tubercolo sellare scoperto nel corso di accertamenti per sintomi aspecifici e costituiti fondamentalmente da senso di vertigine. Aveva praticato per questo una RM con e senza contrasto dimostrativa della lesione che appariva omogeneamente isointensa, assumeva contrasto, ed aveva un diametro massimo di circa 4 cm. Lo sviluppo della lesione era prevalente verso sinistra, estendendosi al di sotto della falce verso destra, e dislocava le cerebrali anteriori, senza interferire con la posizione del chiasma ottico. In sede frontale sinistra si è rilevata un’altra piccola formazione meningiomatosa di circa 1 cm di diametro. Sul piano anamnestico la paziente riferiva una modesta diminuzione dell’olfatto, non obiettivabile, e si rilevava la presenza di un angioma labiale, di color vinaccia, non pulsante. L’esame neurologico all’ammissione è risultato negativo. Nel corso del ricovero si è presa visione di un esame agiografico della carotide esterna praticata pochi mesi prima e che non faceva rilevare alcun “blush” vascolare. E’ stata quindi praticata un’angio RM per meglio

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Cavernomi Cerebrali: casi clinici

Questi tre casi illustrano i sintomi e le peculiarità cliniche dei cavernomi cerebrali sintomatici, cosi come hanno interferito nella vita di questi pazienti. Fondamentalmente si tratta di manifestazioni emorragiche e/o irritative, ossia di tipo epilettico. Il trattamento è consistito nella rimozione della “massa” che centrata ed asportata con l’ausilio del microscopio operatorio e strumenti di puntamento computerizzato, limitando le manovre chirurgiche all’area lesa e rispettando il cervello sano, specie in areee cerebrali “nobili” (che controllano specifiche funzioni, parola, movimento etc). L’approccio, è stato di tipo “mininvasivo. CASO n° 1: Roberto Xxxxxx, anni 37 Roberto Xxxxxx, anni 37 Quale dato anamnestico rilevante risultava abuso di sostanze stupefacenti. A parte questo il paziente era stato sempre bene, fino a quando non aveva presentato una crisi epilettica generalizzata durante il sonno. Poichè le crisi epilettiche negli adulti devono indurre sempre il sospetto di una lesione cerebrale, praticava una RM, dimostrativa di un grosso angioma cavernoso con segni di pregresso sanguinamento. Il 12 gennaio 99 veniva operato. Il decorso post operatorio era regolare ed il paziente veniva dimesso in 7a giornata. CASO n° 2: Stefano Xxxxxx, anni 37 Il paziente era stato sempre in buona salute, svolgendo una vita normale. Il 27 dicembre 1998,

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Il Cavernoma: quando meno te l’aspetti!

Già, un mal di testa, e vuoi che sia? Quella volta però era stato molto intenso e pensando tutto quello che aveva letto le era rimasta una pulce nell’orecchio. Un mal di testa improvviso e violento deve avere una qualche spiegazione. “Cavernoma” un nome che non aveva mai sentito benché studiasse medicina, ma era quello che risultava dalla risonanza magnetica. aveva fatto delle ricerche in biblioteca, in Internet ed aveva chiesto agli amici avanti negli studi: che cos’è un cavernoma e quali pericoli comporta? Aveva scoperto che si trattava di vasi congenitamente malformati, presenti dalla nascita ed immaturi, perciò con le pareti più fragili che di norma. Comportava un certo rischio di epilessia e soprattutto pericolosi sanguinamenti improvvisi e violenti. Aveva anche letto che, quasi sempre, i sanguinamenti maggiori sono preceduti da sanguinamenti minori. Il rischio annuo di sanguinamento per il cavernoma è tra il 2 ed il 3%. La lesione era a sinistra in area pre-motoria. La ragazza sapeva che nella parte sinistra del cervello sono rappresentate molte funzioni importanti e che l’area pre-motoria controlla alcuni aspetti del movimento. Era possibile che ci fosse stata già una piccola perdita di sangue. Un sanguinamento maggiore avrebbe potuto compromettere la capacità

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Neurostimolazione e trigemino

Spesso la nevralgia del trigemino si trasforma in un lungo calvario. come nel caso di questa signora. Qui si erano succeduti interventi percutanei, micro-decompressione per apertura del cranio ed infine neuro-stimolazione.

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Neurinoma dorsale: caso clinico

Il caso della signora RAN Da qualche mese la signora lamentava un dolore dorsale nella zona della scapola a sinistra: aveva avuto l’impressione che si trattasse di un dolore reumatico. Il dolore è però troppo insistente ed il suo medico le aveva suggerito di fare almeno una radiografia del tratto di colonna interessato. Un bravo radiologo nota una lieve alterazione ossea. Viene chiesto un confronto con precedenti radiografie: la piccola anormalità era già presente. Non che la cosa fosse di molto rilievo, ed avrebbe potuto passare davanti agli occhi senza accorgersene. Il quadro radiologico è quasi normale, ed infatti la radiografia precedente era stata considerata normale. Ora le cose sono diverse, il dolore è più insistente, la radiografia va valutata con più attenzione. L’alterazione riscontrata è a carico del forame di coniugazione, là dove esce la radice nervosa. Si tratta di una dilatazione, ossia c’era da pensare a qualcosa che crescendo lentamente all’interno del forame, lo avesse allargato progressivamente. Questo lascia suporre al neurochirurgo che possa essere un neurinoma spinale, ossia un tumore che crescendo lentamente dalla radice nervosa, che lascia il midollo spinale attraverso quel forame, abbia lentamente eroso e quindi allargato il forame di coniugazione. Una risonanza magnetica

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Il torcicollo di Elsa

Erano passati cinque anni da quando era cominciato il suo tormento. Ecco come lei stessa lo racconta: Egregio Dott. Franco Caputi, mi chiamo “Elsa” abito in provincia di A. esattamente a B. (nel C.), ho 34 anni e da circa 5 anni sono alle prese con un torcicollo spastico. Tutto ha inizio con un dolore alla parte destra del collo provato a curare con semplici farmaci consigliati dal mio medico curante, poi con massaggi di fisioterapisti. Il dolore invece di diminuire è aumentato sempre di più fino ad avere una piccola infiammazione al collo rendendomi curva piano piano. Ho continuato a cercare nuovi ortopedici che potessero aiutarmi a capire il mio male al collo, facendo visite su visite e consi gliandomi che per migliorare il mio stato del collo fosse utile il collare cervicale.Ho continuato a fare fatica sia per il dolore, sia per la postura del collo e della schiena, così decido di interrompere il lavoro e piano piano mi riduco inferma a letto, tanto che in data 14/05/04 sono stata ricoverata al C.T.O. di …presso la clinica ortopedica del Prof. …, dove vi sono rimasta fino al 31/05/04. Ho effettuato le seguenti visite: Neurologica, oculistica, anesteologica,orl,emg,ecografia del collo,

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Osteoporosi e cemento vertebrale

La signora D.A. raccontava che con l’età (76 anni) vengono tutti i malanni, ed intanto si trascinava aggrappandosi all’amorevole braccio della figlia. Poi, curva e dolente, girava lo sguardo verso il treppiede che usava come bastone ed aggiungeva con malizia “gli uomini si giravano a guardare le mie gambe!”. In termini più crudi la signora era venuta per un mal di schiena che da qualche settimana era diventato più insistente accompagnandosi a dolore lungo la coscia, verso il ginocchio. La risonanza magnetica mostrava una frattura osteoporotica di L1 ed una protrusione discale ad L3-L4. L’elettromiografia rivelava la sofferenza della radice di L4 (il “nervo” diretto al ginocchio). Le medicine risultavano inefficaci e l’opinione dei medici consultati rientrava fondamentalmente in due categorie: scetticismo verso qualsiasi trattamento aggressivo e propensione per la riabilitazione e sull’altro versante rinforzo vertebrale “chirurgico” seguito da riabilitazione. La risonanza magnetica qui presentata dimostra la frattura “a pizza ” di L1 e la protrusione discale. La voce della signora interruppe ancora lo sguardo del medico chino sulla scrivania: “allora lo mettiamo un pò di cemento ?”. Il suo tono rude ma determinanto condusse il discorso verso le possibilità chirurgiche ed i rischi che esse comportavano. Sarebbe stato logico

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