Neurochirurgo

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Dr. Caputi

Micro-instabilità vertebrale

Cos’è La micro-instabilità è un concetto relativamente nuovo nella chirurgia vertebrale. Implica una mancanza di solidità del segmento vertebrale interessato con eccessiva mobilità tra le vertebre sovrapposte. L’eccessiva mobilità comporta alterazione dei giochi articolari e sbilanciamento nella distribuzione delle forze di carico vertebrale.  La micro-instabilità è dovuta principalmente alle alterazioni del disco intervertebrale. Il disco si disidrata, perde la sua elasticità (disco nero) e si riduce in altezza. Alla riduzione in altezza del disco intervertebrale segue l’avvicinamento dei corpi vertebrali con scivolamento delle faccette articolari tra di loro ed il restringimento del forame di coniugazione.  Conseguenze della micro instabilità I legamenti gialli ed il tessuto connettivo circostante si ipertrofizzano nel tentativo di recuperare solidità al tratto vertebrale compromesso. Il legamento giallo per altro, struttura elastica, si accartoccia su se stesso e sporge nel canale vertebrale.  Le vertebre che si muovono disarmonicamente tra di loro si deformano per effetto dello stress meccanico. Il tratto vertebrale interessato si irrigidisce. I muscoli stessi, quelli intorno al tratto vertebrale interessato, lavorano di meno e rimangono in contrazione per effetto dell’infiammazione circostante e del dolore. Alla fine i muscoli stessi si indeboliscono. In conseguenza di ciò tutto il tratto vertebrale risulta meno solido e micro-instabile.

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Disco intervertebrale

Il disco vertebrale è interposto tra due corpi vertebrale. Serve ad ammortizzare ed armonizzare i movimenti tra le vertebre. Non è provvisto di vasi sanguigni ed è quindi di colore bianco. L’altezza normale è di 14 mm, dovuti ad una parte elastica centrale (nucleo) ed una parte contenitiva (anulus) all’esterno. La parte centrale elastica è costituita da molecole fortemente idrofile, i proteoglicani alla cui aggregazione contribuisce l’acido ialuronico.   L’anulus del disco intervertebrale, pur contenendo esso stesso dei proteoglicani, è più ricco di fibre connettive, in modo da contenere le spinte della parte centrale, ammortizzante. Il primo disco intervertebrale è a C1-C2 (cervicale 1 e cervicale 2), l’ultimo ad L5-S1 (lombare 5 e sacrale 1). Quelli maggiormente coinvolti nei movimenti della colonna sono i cervicali ed i lombari. Per questo motivo sono più soggetti ad usura. A livello cervicale il disco più coinvolto è a C5-C6, a livello lombare a L4-L5. È proprio a questo livello che sono più frequenti le ernie del disco ed in generale qui è più frequente la patologia degenerativa: disco nero, artrosi e stenosi. Ci si chiede come proteggere e preservare l’integrità dei dischi vertebrali. Purtroppo non c’è nessuna cura certa ed i vari integratori compresa

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Colonna vertebrale lombare

La colonna vertebrale lombare è composta di 5 vertebre, nominate da L1 ad L5. Esse si dispongono a formare una curva aperta posteriormente, la lordosi lombare. Poggiano su S1, ossia la prima vertebra sacrale, e si continuano in alto con T12, l’ultima vertebra toracica. Le parti costitutive più importanti della colonna vertebrale lombare sono: le vertebre, costituite dal corpo vertebrale, con il processo spinoso, i peduncoli, le faccette articolari ed il forame di coniugazione. Sopra e sotto ogni vertebra c’è il disco, intervertebrale. Poi ci sono i vari legamenti, ma hanno minore rilevanza per una comprensione non specialistica, specie in rapporto al quadro clinico. Dal forame di coniugazione escono le radici nervose. Al centro della colonna c’è il canale vertebrale.

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Movimenti della colonna vertebrale lombare

La colonna vertebrale è una struttura mobile, semi-rigida, snodabile ed adattabile secondo le necessità del movimento corporeo e le trazioni muscolari. Le vertebre sono solidali tra di loro per effetto dei rapporti articolari e dei legamenti che regolano i limiti del movimento per ciascuna nei confronti di quella contigua fino ad avere uno spostamento armonico. I muscoli para-vertebrali hanno in questo un ruolo chiave. L’insieme dei movimenti è mostrato nella figura accanto. Il movimento di traslazione non è immediatamente percepibile, poiché riguarda i corpi vertebrali tra di loro, ossia il movimento di una vertebra rispetto a quella immediatamente contigua. I movimenti propri della colonna sono quelli di flesso estensione, inclinazione laterale, rotazione e translazione. Il movimento di flesso estensione è quello più ampio. Viene illustrato qui nel video realizzato nell’Università di Lione 1. 

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Mininvasività nella chirurgia vertebrale

La “mininvasività” implica il rispetto delle strutture anatomiche, nei loro rapporti relativi e nelle loro caratteristiche strutturali. Essa tende ad un concetto di chirurgia ideale: l’eliminazione della patologia senza intaccare le strutture sane. Per quel che riguarda la colonna vertebrale preserva i muscoli e le loro inserzioni, i legamenti ed i rapporti articolari, riducendo i processi infiammatori da taglio e retrazione dei tessuti. Ne consegue un recupero post-operatorio più rapido poiché le strutture contigue scarsamente coinvolte dal processo patologico di base vengono preservate. La loro manipolazione chirurgica è minima e la loro ripresa funzionale con recupero della forma fisica è immediata. Qui di seguito consideriamo le indicazioni all’approccio mininvasivo nella patologia discale, nelle patologie degenerative del rachide lombo-sacrale e nella patologia tumorale. Queste metodiche sono consolidate e validate dalla letteratura scientifica internazionale. Riportiamo degli esempi per ciascuna delle patologie trattate. L’ernia del disco lombare Il disco si interpone tra due corpi vertebrali ed è l’ammortizzatore naturale dei movimenti della colonna. I dischi lombari ed in particolare gli ultimi due (L4-L5 ed L5-S1) sono soggetti ad erniazione. Come nella figura la parte più interna del disco, il nucleo, tende a sporgere o fuoriesce del tutto dalla parte più esterna o anulus.

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