Dott. Franco Caputi Neurochirurgo Roma

Recidiva dell’ernia del disco lombare

Che cos’è

La recidiva dell’ernia del disco consiste nella fuoriuscita di materiale discale dal nucleo polposo da un  disco intervertebrale già operato. L’incidenza percentuale di recidive precoci è bassa e inferiore al 2-3%, ma negli anni può superare il 10%. Si ritiene che la causa maggiore di recidiva sia legata alla progressione del processo degenerativo discale ed alla microinstabilità che ne deriva. La recidiva tardiva si accompagna a tessuto cicatriziale che contribuisce alla sofferenza della radice.

Il disco infatti contribuisce alla stabilità ed al movimento armonico e solidale dei corpi vertebrali contigui. Questo rapporto armonico e solidale si altera quando il disco degenera.

Va ricordato che con la discectomia il disco non viene asportato totalmente. Il tessuto discale residuo, aderente alle superfici vertebrali, preserva un minimo di funzionalità discale e mantiene il trofismo dei piatti discali.

Segni e Sintomi

I segni e i sintomi della recidiva di ernia sono i medesimi dell’ernia del disco. Ricompare la sofferenza radicolare con dolore lungo la gamba, frequentemente sciatico o cruralgico, con eventuali disturbi della sensibilità o motori. Più raramente si osserva una sindrome della cauda equina. Aumenta la percentuale di pazienti con lombalgia anche perché di solito è l’instabilità segmentaria a provocare la recidiva.

Indagini

E’ utile una RM o una TAC con mezzo di contrasto per distinguere l’ernia recidiva dalla cicatrice post-operatoria. (la prima non si impregna, la cicatrice si impregna). L’elettromiografia mostra eventualmente una assonopatia ( sofferenza delle fibre nervose ).

Trattamenti

Come per l’ernia al primo episodio, in caso di recidiva erniaria si comincia con il trattamento conservativo, mediante terapia farmacologica, riabilitativa ed antalgica. Nel caso il trattamento conservativo fallisca si prende in considerazione l’intervento chirurgico, intervenendo sul disco già operato. La revisione discale, ossia l’intervento praticato in caso di recidiva, viene di preferenza effettuato con tecnica microchirurgica. Si riapre la ferita, per “ripulire” le strutture nervose dal tessuto cicatriziale e dal nuovo materiale discale che disturba la radice nervosa.

È da considerare una stabilizzazione vertebrale quando lo spazio tra le vertebre (intervertebrale) è ridotto, il forame di coniugazione (dove passa la radice nervosa) è alterato o ci sono chiari segni di instabilità.

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