Neurochirurgo

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Dr. Caputi

Intervento mini-invasivo per la stenosi lombare

 

Cos’è l’intervento mininvasivo per la stenosi lombare

L’intervento mini-invasivo presuppone una limitata manipolazione del tessuti per correggere il restringimento del canale vertebrale. Per questo l’incisione della cute è limitata a tagli piuttosto piccoli ed i muscoli con i loro punti di inserzione sulle vertebre vengono in gran parte risparmiati. Ciò comporta una minore incidenza di infezioni, una minore degenza ospedaliera ed una ripresa della normalità quotidiana più rapida.

Chi si giova dell’ intervento mini-invasivo

Dell’intervento mini-invasivo possono giovarsi anche persone molto anziane, oltre gli ottanta anni ma in buone condizioni di salute. L’intervento è specialmente indicato quando l’ allineamento vertebrale (normalmente le vertebre sono poste una sull’altra e si muovono in modo armonico) sia compromesso per condizioni di micro-instabilità. Il tipo di correzione indicato, dipende dai sintomi specifici e dalle alterazioni vertebrali caratterizzanti il singolo caso.

Quando effettuare l’intervento

Quando la terapia medica e fisioterapica non restituiscono la sensazione di benessere. Il paziente continua ad avvertire dei limiti che non corrispondano alle sue realistiche aspettative.

Scopo dell’intervento

L’intervento mininvasivo mira a correggere la stenosi, ma ci sono varie possibilità, a seconda del caso. Infatti le manifestazioni cliniche rientrano in tre categorie: 1) prevalenza del dolore lombare, 2) prevalenza del dolore radicolare, lungo la radice nervosa e quindi irradiato verso l’arto inferiore, 3) prevalenza della claudicatio neurogena. Ad ognuna di queste categoria si associa un certo grado di deformazione posturale e queste stesse categorie possono essere intrecciate tra di loro, per cui per esempio ci può essere dolore radicolare e claudicatio neurogena. Il dolore a volte manca o è trascurabile.

A seconda del caso, l’intervento mira a riequilibrare il carico sulla colonna vertebrale, liberare la radice nervosa, allargare il canale vertebrale o combinare più di un obiettivo.

L’intervento mininvasivo si può fare in anestesia locale

Il filmato tratto da una trasmissione televisiva di Rai uno mostra l’intervento mininvasivo per la stenosi lombare effettuato in anestesia locale. Nel corso della trasmissione la paziente racconta la sua storia ed il chirurgo chiarisce gli aspetti e le caratteristiche della stenosi, spiegando l’intervento.

L’intervento mininvasivo per attenuare il carico

In questa categoria rientrano gli spaziatori interspinosi. Lo scopo degli spaziatori interspinosi è quello di attenuare il carico e consolidare il rapporto tra le vertebre contigue. Esistono vari tipi di spaziatori, tra i quali il Coflex, il BacJak, l’X-Stop e l’ Aperius. Il BacJac viene impiantato da un solo lato con una piccola apertura di circa 3 cm. Spesso infatti è sufficiente l’inserzione della protesi senza ulteriori manipolazioni del rachide per un beneficio immediato. 

L’impianto “sostiene” le vertebre coinvolte, “allargando” il forame di coniugazione, attenuando il carico sulle faccette articolari, e “stirando” i legamenti traboccanti nel canale vertebrale. In pratica l’allontanamento dei processi spinosi tra di loro limita lo scivolamento delle faccette articolari, allontana le lamine tra di loro stirando i legamenti gialli interposti così che non sporgano e facciano piega nel canale vertebrale. Lo spazio nel canale vertebrale perciò aumenta e si allenta la costrizione sulle radici nervose e sul sacco durale. Il flusso sanguigno e l’apporto nutritizio per le strutture nervose migliora. Viene ripristinato lo spazio perduto e le radici compresse riguadagnano il loro spazio. La postura migliora e così l’autonomia motoria, mentre scompare il dolore. La figura sotto mostra uno spaziatore interspinoso in sede: il Coflex.

Uno spaziatore interspinoso tipo Coflex inserito tra due vertebre ed a lato alcuni altri tipi di spaziatori. Mantiene il rapporto tra le faccette articolari e ne riduce lo scivolamento durante i movimenti, la faccetta articolare superiore è tratteggiata.

Uno spaziatore interspinoso tipo Coflex inserito tra due vertebre.  A lato alcuni dei tanti spaziatori disponibili in commercio

 

Ci sono limiti di età per questo intervento ?

Per le persone giovani, col mal di schiena, il ruolo fondamentale della protesi è quello di attenuare il carico sul disco malato e sulle faccette articolari sofferenti, dando una migliore funzionalità alla colonna vertebrale lombare.

Per le persone più anziane lo spaziatore inter-spinoso rappresenta una valida alternativa ad interventi più aggressivi.  Esso è indicato, per gli anziani, quando i sintomi consistano soprattutto di mal di schiena, o le condizioni generali del paziente siano tali che richiedano una chirurgia breve e con taglio minimo.

Dettagli dell’intervento

Il distanziatore migliora la distribuzione del carico tra le vertebre in cui è interposto. Quasi sempre si tratta dell’ultimo segmento vertebrale ossia L3-L4 ed L4-L5. L’effetto del distanziatore è quello di stirare i tessuti limitandone la sporgenza all’interno del canale vertebrale.

Di fatto allarga il canale vertebrale e migliora la stenosi evitando ai nervi la pressione delle strutture circostanti. Il distanziatore regolarizza il rapporto tra le faccette articolari ed il canale di coniugazione (delimitato posteriormente appunto delle faccette articolari) ne risulta allargato.

La radice corrispondente guadagna spazio e non subisce più la pressione delle strutture circostanti. Il “nervo” che da qui prosegue verso gli arti funziona meglio. La postura migliora, e cosa più importante per il paziente, migliora la deambulazione ed il mal di schiena. Anche il dolore radicolare, ossia verso la gamba, quando si manifesti in condizioni di carico, migliora. Qui sopra una paziente operata racconta la sua storia.

L’intervento può essere completato da un allargamento della parte ossea, come nell’immagine seguente. Il video di apertura illustra questa procedura in anestesia locale.

intervento mininvasivo per la stenosi lombare

Il risultato dell’intervento mininvasivo, ottenuto allargando il canale vertebrale ed inserendo una protesi. In verde la parte “allargata”.  

Altre  possibilità di trattamento includono la stabilizzazione percutanea, la stabilizzazione a 360°, la foraminotomia con artrodesi ed infine la laminectomia più o meno estesa con stabilizzazione

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