Dott. Franco Caputi Neurochirurgo Roma

Meningioma pterionale

Il meningioma pterionale è  particolare poichè si impianta nella parte più esterna della cresta sfenoidale e cresce “allontanando” il cervello verso la medialità.

Si manifesta con cefalea o crisi comiziali (epilettiche). Il paziente ed il medico spesso indugiano e minimizzano i sintomi, che del resto all’inizio sono sfumati ed aspecifici.

meningioma pterionale

Meningioma pterionale, di circa 10 cm in taglio coronale, (visto di fronte).

In genere il tumore è molto vascolarizzato traendo il flusso ematico dall’arteria meningea media. L’impiano corrisponde, se lo si proietta all’esterno del cranio, alla regione temporale, subito dietro al “canto orbitario” (l’angolo esterno dell’occhio). è quindi immediatamente raggiungibile. La facilità dell’accesso tuttavia non deve far pensare a un tumore “facile”. Bisogna innanzitutto disegnare il lembo cutaneo e muscolare (l’incisione sulla pelle e sul muscolo temporale) con attenzione, per evitare cicatrici post-operatorie visibili ed evitare danni al nervo facciale (ramo frontale). Poi è opportuno un controllo immediato della vascolarizzazione, ossia del sangue che arriva al tumore. Ciò renderà le manovre successive molto più facili e la distinzione tra tessuto cerebrale e tumore sarà più netta.

Questo è l’altro punto fondamentale della chirurgia: eliminare la massa tumorale senza intaccare o manipolare il cervello. Il piano aracnoidale, ossia una sottile membrana di demarcazione, permette di identificare con chiarezza i confini. Va precisato tuttavia che in rare occasioni, o in alcuni punti del tumore, tale limite non è netto. Ci si può aiutare a questo proposito col microscopio. L’asportazione deve essere quanto più possibile totale.

Quando tutto il tumore è stato rimosso, il cranio va ricostruito con i suoi piani membranacei ed ossei. Quindi particolare attenzione dvve essere data alla cute. Trattandosi di una patologia benigna, con elevate probabilità di guarigione, nei limiti del possibile, bisogna avere un occhio attento alla ricostruzione dei piani muscolari e cutanei per limitare l’impatto visivo della cicatrice.

Un ostacolo marcato interviene qualora l’osso sia infiltrato e bisogna eliminarne la parte contenente cellule tumorali. La ricostruzione del piano osseo avviene in questo caso con materiali sintetici, anche in un secondo momento, nelle rarissime occasioni in cui si decida di evitare la riapposizione dell’osso per ipertensione endocranica. Altre volte l’osso presenta una reazione abnorme, iperostotica, ossia l’osso stesso forma una massa che contribuisce al volume tumorale e deve essere rimosso.

I risultati sono in genere eccellenti, con una morbidità e mortalità che deve essere contenuta nell’ambito di poche unità percentuali. I rischi maggiori sono quelli di un ematoma post-operatorio, di infezioni, di danno alle strutture cerebrali. Le probabilità di recidive sono basse e nelle migliori casistiche sotto il 10%. Per quanto riguarda le crisi comiziali, se esse erano presenti e sono state occasionali, tendono a scomparire. Si richiede in questo caso un trattamento antiepilettico, che andrà eventualmente sospeso nel tempo. Se le crisi epilettiche non si siano mai presentate, il trattamento antiepilettico post-operatorio non è indicato.

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