Dott. Franco Caputi Neurochirurgo Roma

Giorgio e la coblazione

Erano quasi due anni che soffriva per il suo “amore”, la moto, poichè ogni volta che inforcava la sua Yamaha erano dolori. Senza contare le volte che rimaneva “bloccato”, “stregato” dal dolore.

In termini più prosaici soffriva di lombosciatalgie recidivanti da circa due anni e la risonanza magnetica aveva dimostrato una doppia patologia: un’ernia del disco L4-L5 intraforaminale ed una protrusione L5-S1.

La figura illustra la posizione “viziata” che alleviava il dolore

Il quadro clinico

La foto mostra Giorgio bloccato dal dolore. L’esame clinico e l’elettromiografia rivelavano una sofferenza della radice di L5, ossia erano consistenti con una soffernza del disco ad L4-L5. A questo punto Giorgio aveva iniziato il giro degli specialisti: uno gli aveva consigliato l’intervento di discectomia ad un livello, un secondo di discetomia a due livelli, un terzo aveva posto indicazione per la coblazione o, in alternativa, per la microdiscectomia.

La scelta e le aspettative

La RM preoperatoria che dimostra il conflitto con la radice (cordoncino grigio). La freccia rossa indica il disco.

Si decise per la coblazione, ossia chirurgia percutaena dell’ernia del disco. Giorgio non aveva ancora ben chiaro cosa fosse. Era lo stesso del laser ? Se non era la stessa cosa quali erano le differenze e come si “faceva”? Quanti livelli operare e perchè ? Queste le risposte che gli furono date:

  • Il laser brucia a caldo, il coblatore brucia a freddo, ossia con temperature operative molto diverse. Ossia la coblazione “vaporizza” il disco ad una temperatura di 42°, in una luce bluastra (il plasma), per cui spesso dai non addetti viene confuso col laser. Il plasma rappresenta in realtà uno stato della materia, tra solido e liquido, in cui la combustione avviene a 42°. Ciò non è possibile per il laser.
  • Entrambe le tecniche (per quanto il laser sia poco usato), vengono praticate mediante infissione di un ago nel disco intervertebrale.
  • Nel caso di Giorgio conveniva operare ad un solo livello, perchè quello chiaramente sofferente. Si sarebbe proceduto per il secondo livello (L5-S1) solo qualora avesse prodotto un’ evidente sofferenza clinica ed elettromiografica.

Giorgio dopo l’intervento

La freccia gialla indica la radice, ormai “libera” dal disco.

La peculiarità della tecnica, così come viene proposta al S. Filippo Neri, consiste nell’uso di anestesia strettamente locale, senza farmaci per via sistemica, e quindi col paziente perfettamente sveglio per verificare nell’immediato i risultati.

Il risultato

L’ernia del disco è stata operata il 25 luglio 2003. Col paziente in decubito laterale e sotto controllo radioscopico si portò l’ago guida a livello dello spazio discale. Quindi si inserì il coblatore e si procedette secondo i parametri standard alla “riduzione” del disco. Giorgio fu poi invitato a muovere le gambe e ad assumere una qualche posizione che in precedenza gli causava dolore. Con sorpresa, ma anche con soddisfazione del chirurgo, si accorse che non aveva più dolore e poteva fare ciò che fino a qualche minuto prima era impossibile, senza dolore. Il giorno successivo fu dimesso e tornò a casa. La risonanza magnetica post-operatoria ha dimostrato la scomparsa dell’ernia ad L4-L5. Attualmente, a distanza di 3 mesi, Giorgio sta bene ed ha ripreso la moto : un amore che finalmente dà piacere!

Quello che Giorgio racconta (@mail del 15 febbraio 2004)

Nella vita quotidiana di tutti i giorni la normalità costituisce una tranquillizzante routine. In altre parole, quando tutto procede come ci si aspetta, non ci si sofferma a pensare che i buoni consigli vanno sempre seguiti.

La mia storia “medica” è frutto di un errore di valutazione di un peso considerevole, alzato con enorme sforzo e con l’aggravante di una posizione fondamentalmente sbagliata; tra l’altro la più comune, con il corpo a 90 gradi rispetto il suolo. Il danno è stato immediato. Il dolore lancinante. Il travaglio in seguito è stato segnato in un anno abbondante, da sofferenza inenarrabile, enormi costi di visite, esami radiologici speranze disilluse e quant’ altro.

Il mio personale consiglio, frutto della mia non invidiabile esperienza è di non indugiare e di vincere dolore e paure procedendo immediatamente, quando sia prescrivibile, con il metodo della coblazione .

Vorrei ringraziare personalmente e pubblicamente il Dottor Caputi Franco, per le attenzioni e le cure mediche che mi ha riservato. Uomo di straordinario spessore caratteriale, egli è medico competente e sensibile nel comprendere le umane sofferenze, vadano ad egli tutti i miei migliori sentimenti di profonda gratitudine per avermi dato la possibilità di uscire dal mio personale incubo.

“In fede Giorgio”

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