Dott. Franco Caputi Neurochirurgo Roma

Fratture craniche

Fratture del neurocranio

La frattura può essere lineare, composta o depressa con eventuale estensione alla base. Nella valutazione iniziale bisogna considerare un eventuale danno del parenchima cerebrale o delle strutture vascolari e nervose che incrociano il cranio in vari punti.

Frattura cranica lineare

frattura-cranica-lineareLe fratture lineari sono usualmente benigne e non richiedono alcun trattamento. Se attraversano il decorso dell’arteria meningea media o dei seni venosi devono indurre il sospetto di un ematoma epidurale per rottura del vaso.

Maggiore cautela si richiede negli adolescenti, in cui l’incidenza di complicazioni emorragiche è maggiore.

E’ necessaria un’ osservazione clinica di almeno 24 ore.

Frattura cranica depressa

Si presuppone l’infossamento di uno dei margini ossei. Ciò si osserva spesso nelle fratture composte, a mosaico. Circa la metà delle fratture depresse sono a sede frontale. Se la parete posteriore del seno frontale è lesionata e vi è liquorrea per contemporanea lacerazione durale è necessario un intervento riparativo precoce per scongiurare contaminazioni settiche cerebrali.

e indicazioni al trattamento chirurgico sono :

  1. una depressione di almeno 8-10 mm o che sopravanzi la teca interna del contorno cranico
  2. deficit neurologico da compressione del parenchima sottostante
  3. lacerazione durale con perdita di liquor
  4. frattura esposta per lacerazione del sovrastante scalpo

Bisogna preservare attentamente la vascolarizzazione del lembo evitando incroci con la linea di lacerazione cutanea, che idealmente deve essere inclusa nella linea del taglio chirurgico. E’ necessaria la pulizia e l’emostasi dell’eventuale lesione parenchimale e la riparazione durale. I frammenti ossei possono essere ricomposti e “fissati”. Per le fratture del seno frontale la mucosa deve essere asportata ed il seno sigillato e trattato con soluzione antibiotica.

Frattura della base cranica

Spesso rappresenta l’estensione di una frattura della volta. Deve essere sospettata in presenza di ecchimosi periorbitarie (occhi “raccoon”), retro-auricolari (segno di Battle) o emotimpano ed è certa in presenza di liquorrea (rinorrea o otorrea).

I quadri più tipici interessano il pavimento etmoidale, lo sfenoide e la rocca petrosa. Le fratture etmoidali si associano ad anosmia, quelle sfenoidali si sviluppano attraverso la sella turcica e possono comportare alterazioni endocrinologiche acute o tardive (diabete insipido in particolare). L’interessamento dei forami di uscita dei nervi cranici può indurre deficit corrispondenti. E’ possibile lo sviluppo di fistole carotido-cavernose per fratture sfenoidali.

Il rilievo di emotimpano, otorrea o paralisi del VII indica una frattura della rocca. Si riconoscono 2 tipi: longitudinale, per estensione dalla squama del temporale, e trasversale, per estensione dal basioccipite. Queste ultime sono spesso immediatamente mortali e raramente comportano otorrea.

Il coinvolgimento del VII è frequente (20% delle fratture longitudinali e 50% di quelle trasversali). Il deficit è immediato nel caso di sezione traumatica, ma appare a distanza di ore o giorni nel caso di compressione nel canale facciale per rigonfiamento infiammatorio o per ematoma nelle strutture contigue. Un deficit incompleto o tardivo è in genere regressivo.

La diagnosi radiologica è difficile. La TC talora evidenzia la frattura ma più spesso ne rileva i segni indiretti, quali livello idro-aereo nei seni sfenoidale, frontale o mastoideo.

Il trattamento è conservativo tranne in caso di:

  • deficit del VII tardivo e non regressivo, e con segni elettrici di degenerazione assonale
  • liquorrea post-traumatica, oltre la 1 settimana
  • fratture esposte del seno frontale con liquorrea
  • fistole carotido-cavernose.

Quando sia indicato, l’intervento ricostruttivo serve a riparare la breccia ossea, ricostruire la continuita’ anatomica e riparare il danno estetico.

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