Dott. Franco Caputi Neurochirurgo Roma

Coblazione per l’ernia cervicale

L’ernia cervicale esprime una degenerazione del disco e quindi una sporgenza verso il canale cervicale e le strutture nervose.

Il “giunto” tra le vertebre risulta alterato per cui i movimenti relativi perdono la loro armonica regolarità. Ne risulta un’irritazione meccanica e quindi dolore locale al collo e tra le scapole.

discolisi cervicale

L’ernia C5-C6 con impronta sulla radice corrispondente.

La sporgenza del disco provoca poi conflitto, ossia il contatto, con le strutture nervose e quindi “irrita” producendo fenomeni infiammatori a carico del tessuto nervoso. L’infiammazione si manifesta come dolore. Quasi sempre si tratta della radice nervosa e di uno dei nervi che va verso il braccio e la mano. Il dolore quindi si irradia in quella direzione.

Alla risonanza magnetica l’immagine del disco alterato corrisponde caratteristicamente ad una “appiattimento” delle sfumature su di un’unica tonalità di grigio, grigio scuro, mentre il “bianco” scompare. Il caratteristico contorno grigio con un nucleo bianco non è più lo stesso. L’ernia corrisponde alla debordanza del disco oltre i margini vertebrali, nel canale vertebrale, a costituire una salienza, una sporgenza netta, come si vede nelle immagini. È da valutare la “radice” nervosa in rapporto all’ernia o al midollo, perchè questo esprime l’entità del danno. La coblazione ha un ruolo quando il danno riguarda la radice, non è indicata quando il danno provocato dall’ernia rigurda il midollo.

La cura dell’ernia del disco cervicale

La cura è di tipo medico quando si tratti di manifestazioni iniziali, ossia è la prima volta che si presenti il dolore o la debolezza muscolare. Anche quando vi siano stati episodi recidivanti, vale sempre la pena di instaurare un trattamento di tipo medico conservativo. Nella gran parte dei casi i sintomi si risolvono. Le manipolazioni cervicali, sono in genere da evitare per il pericolo di movimenti troppo bruschi che possano irritare o addirittura danneggiare le strutture vascolari del collo, in particolare l’arteria vertebrale. Può essere tuttavia utile un moderato uso delle “trazioni” e del pompage cervicale o di manovre di “rilassamento” muscolare. Il collare cervicale, comodo, in modo che non sia irritante di per se stesso, è appropriato per cinque-sette giorni.

La coblazione

È uno dei trattamenti chirurgici possibili, ma è necessaria un’attenta selezione dei casi. È indicata quando il disco è alto, lo spazio discale ampio, non ci siano osteofiti che ostruiscano il passaggio dell’ ago, l’ernia sia contenuta, non espulsa e non vi sia una sofferenza midollare.

Come si pratica

Il paziente è posto nella posizione ordinaria per un intervento, ossia supino, con il collo iperesteso per effetto di un supporto sotto le scapole. Si identifica con la radioscopia lo spazio interessato, si procede con la marcatura del punto di ingresso dell’ago, e quindi in un tempo successivo si identificano palpatoriamente le strutture del collo.

Discolisi cervicale

L’ago nello spazio discale interessato

Si scosta la carotide che viene tenuta sotto controllo con un dito e ci si fa strada palpando attraverso la pelle verso le vertebre cervicali. Solo a questo punto e sotto controllo scopico si inserisce l’ago che raggiunge lo spazio discale come nella figura. Viene attivato il coblatore. Si dissolve con questo una certa quantità di materiale discale diminuendo la pressione sulle strutture nervose. Ciò risolve il conflitto e quindi l’infiammazione ed il dolore. Il sollievo in genere è immediato.

I risultati sono buoni, ma bisogna tener conto che anche in questo caso si tratta di chirurgia, sia pure mini invasiva e quindi non è scevra di complicanze. Queste sono “accettabili” in termini di incidenza percentuale. Esse sono dello stesso tipo di un intervento classico, e cioè si tratta di infezioni, lesioni o danni alle strutture nervose ed agli organi e vasi del collo.

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Riferimenti Scientifici:
Lewis S. Sharps, Zacharia Isaac: Percutaneous Disc Decompression Using Nucleoplasty. Pain Physician, vol 5, 2, 121-126
 
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